Batterie e solare, le ragioni di un connubio possibile

Con oltre 550mila impianti solari installati in Italia, il legame tra rinnovabili non programmabili e storage è destinato a diventare sempre più stretto. L'intervista di Casa&Clima a Luca Zingale.

10/04/2014
Batterie e solare, le ragioni di un connubio possibile

Massimizzare l’autoconsumo. È questa la parola d’ordine per rendere conveniente il fotovoltaico nel nostro Paese nella fase post-incentivi. Visto l’alto costo dell’elettricità al dettaglio, la convenienza di avere un impianto fotovoltaico sul tetto aumenta quanto più si riesce a consumare direttamente l’energia prodotta, senza che questa passi per la rete e venga così caricata di imposte e oneri di rete e di sistema.

In questo panorama è alto l’interesse verso i sistemi di accumulo da abbinare all’impianto FV. Un mercato che nel nostro paese al momento è ancora frenato dagli alti costi e dall’incertezza normativa, ma sul quale si stanno già muovendo le prime esperienze.

Il portale di informazione Casa&Clima ne discute con Luca Zingale, direttore scientifico di Solarexpo-The Innovation Cloud, evento fieristico di riferimento per fotovoltaico e rinnovabili in programma a MIlano dal 7 al 9 maggio a Fiera Milano.

Dottor Zingale che volàno saranno i sistemi d’accumulo per il futuro delle rinnovabili intermittenti?

Direi che il legame tra rinnovabili non programmabili e storage è destinato a diventare sempre più stretto sia per il ruolo di stabilizzazione della rete che gli accumuli devono avere nella smart grid, indispensabile alla transizione energetica verso le rinnovabili, sia per il vantaggio che danno nel rendere più modulabile la produzione di impianti eolici o fotovoltaici e nel massimizzare l’autoconsumo per gli impianti su tetto. Che gli accumuli siano il futuro d’altra parte lo mostrano anche diverse ricerche di mercato; ad esempio, un recente report di IHS sulle batterie connesse alla rete prevede che si passi dai 200 MW del 2013 ai 6 GW nel 2017, per arrivare nel 2020 a 40 GW di potenza totale installata nel mondo.

Le batterie in Italia sono molto interessanti per gli utenti del fotovoltaico. Secondo lei quale potenziale ha il mercato italiano da questo punto di vista?

Sono sicuro che la possibilità di abbinare batterie e solare avrà un grande successo in Italia, che ricordiamo è un paese con 550.000 impianti FV, oltre il 90% dei quali su tetto, e, soprattutto, dove l’elettricità costa cara. Renderà più conveniente l’installazione nei casi in cui l’utente è fuori casa durante il giorno e aiuterà, con l’aumento della quantità di energia risparmiata, le imprese che sceglieranno i SEU come mezzo per tagliare il costo dell’energia. C’è poi la componente psicologico-politica dell’accumulo: molti l’aspettano per rendersi il più possibile indipendenti dalle grandi società energetiche.

Nonostante questo non sembra che al momento in Italia si stiano installando batterie. Da cosa è frenato il mercato?

I fattori frenanti sono essenzialmente due: i prezzi ancora alti e il fatto che manca ancora una normativa definita. Il GSE ha escluso provvisoriamente la possibilità di usare sistemi di accumulo per gli impianti FV incentivati, mentre per il nuovo si attende da anni un regolamento tecnico. A dicembre l’Autorità ha presentato una bozza di consultazione che dovrebbe portare a una normativa entro il 2014. Nonostante ciò, non è vero che il mercato sia completamente fermo: diciamo che gli operatori si stanno preparando e qualcuno ha già iniziato a muoversi. Già nell’edizione 2013 di Solarexpo – The Innovation Cloud si sono viste varie proposte di storage e credo che in numero ancora maggiore se ne vedranno nell’edizione di quest’anno.

Come si stanno muovendo su questo terreno gli operatori?

Le esperienze sono diverse. Ad esempio, qualcuno ha aggirato l’incertezza normativa offrendo sistemi di accumulo abbinati a impianti FV che ricaricano la batteria, ma non immettono elettricità in rete. Nel mondo degli inverter si stanno mettendo sul mercato prodotti con batteria integrata, dotati di software per ottimizzare l’uso dell’elettricità, che consentono di passare da un autoconsumo medio del 30% a uno del 70%, velocizzando il recupero dell’investimento. In generale, poi diverse aziende stanno considerando le batterie come uno degli ingredienti di un intervento complessivo: il futuro sta nell’integrazione degli accumuli, oltre che con le rinnovabili, con la domotica, la mobilità elettrica e gli interventi di efficienza energetica.

Affinchè il mercato degli accumuli parta veramente resta però da superare il problema dei prezzi. Come prevede evolverà la situazione?

In assenza di incentivi specifici, come ad esempio quelli tedeschi, al momento il costo dei piccoli accumulatori è ancora troppo alto per garantire un recupero dell’investimento in tempi appetibili per le famiglie e ancor meno per le imprese. Ma, anche grazie agli sviluppi che si stanno avendo nel campo dell’auto elettrica, il prezzo delle batterie scenderà ancora. Stando alle previsioni dei produttori si dovrebbe avere un calo drastico dei prezzi (30-50%) entro 3-4 anni e la soglia della convenienza, come mostra ad esempio l’ultimo report dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, si dovrebbe raggiungere entro 2-3 anni. Insomma, non manca molto all’esplosione di questo nuovo mercato.