Climatizzazione con le pompe di calore, le barriere ad un mercato potenzialmente enorme

L’innovazione, le applicazioni, le potenzialità e il mercato delle pompe di calore, anche abbinate al solare, sono state al centro di un convegno organizzato nell’ambito di The Innovation Cloud. Strumenti di sostegno non adeguati e tariffe elettriche non pensate per questa tecnologia sono gli ostacoli maggiori alla sua più ampia diffusione.

10/05/2013
Climatizzazione con le pompe di calore, le barriere ad un mercato potenzialmente enorme

Al centro del convegno “E-clima: la climatizzazione a fonti rinnovabili”, organizzato nell’ambito di The Innovation Cloud, la pompa di calore, nelle sue varie accezioni e configurazioni impiantistiche e di integrazione con il solare termico e fotovoltaico, soluzioni queste ultime illustrate da tecnici nel corso dei lavori, coordinati da Walter Grattieri di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico).

Grattieri ha spiegato come queste apparecchiature oggi, sempre più performanti, siano in grado di generare, con un input energetico ridotto (risparmio del consumo primario stimato dal 40 al 60%), calore a bassa temperatura catturato da una fonte rinnovabile e raffrescamento per il comfort termico di un edificio. Ha segnalato inoltre un documento di oltre 120 pagine, elaborato da RSE, dal titolo “La pompa di calore per un confort sostenibile” e liberamente consultabile, che riporta l’esperienza maturata dall’ente energetico in anni di ricerca su questa tecnologia. Tra i molti contenuti presenti, il volume evidenzia anche l’impatto di una possibile diffusione su grande scala delle pompe di calore in uno scenario energetico integrato.

Le pompe di calore sfruttano il calore gratuito e illimitato immagazzinato nell'aria, nell'acqua superficiale, nelle falde acquifere sotterranee e nel terreno e per questo motivo la Direttiva europea RES (Renewable Energy Sources) le ha riconosciute ufficialmente tecnologie che impiegano energie rinnovabili. Le pompe di calore offrono, come detto, anche il vantaggio di poter essere utilizzate come climatizzatori durante la stagione calda: in estate invertono il loro funzionamento e trasferiscono il calore dall’edificio verso l’esterno, raffrescando gli ambienti.

Le pompe di calore sono state considerate nelle analisi di Confindustria come una delle tecnologie che ha il maggiore impatto per il risparmio, prevedendo un potenziale di 11,7 Mtep di riduzione dei consumi al 2020, rappresentando una delle tecnologie che possono influire maggiormente nel raggiungimento degli obiettivi di fine decennio. La stessa Confindustria aveva dimostrato la neutralità dei costi per gli incentivi, visto che questi verrebbero ampiamente compensati dallo sviluppo economico, dall’occupazioni, dalla riduzione degli import energetici e dalla minori costi di inquinamento.

Uno dei problemi affrontati nel corso del convegno ‘E-clima’ è quello del superamento delle barriere alla diffusione, rappresentato soprattutto da tariffe elettriche poco incentivanti e dalla difficoltà di successo, tipica delle tecnologie emergenti. Di questo ha parlato soprattutto Bruno Bellò, Presidente Co.Aer.

Le stime dell’associazione tra il 2007 e il 2008 erano molto più ottimistiche del Piano nazionale per le fonti rinnovabili (PAN), prevedendo una copertura della domanda di servizio nel settore civile al 2020 con le pompe di calore pari al 25% e un tasso di crescita del 13% (il PAN stimava una copertura del 13,5%). Le condizioni tecnologiche e di mercato per questo sviluppo c’erano e questo ha stimolato piani di sviluppo degli investimenti importanti in tutta la filiera, così come nella ricerca e sviluppo. “L’offerta è cresciuta e la qualità dei prodotti oggi non è nemmeno comparabile a quella presente 5 o 6 anni fa. Purtroppo - si rammarica Bellò – è successo che dal 2009 al 2012 non c’è stato quel trend di sviluppo che ci si aspettava e nemmeno sono stati raggiunti gli obiettivi previsti dal PAN”.

Nel 2010 e nel 2011 il settore è cresciuto molto poco e addirittura nel 2012 c’è stao un calo rispetto agli anni precedenti. Il motivo è da ricercare – secondo il presidente di Co.Aer. – negli ostacoli legati soprattutto nei strumenti di sostegno non adeguati. La detrazione fiscale ha avuto un impatto abbastanza marginale nel settore delle pompe di calore e il conto energia termico rischia, per come è stato definito, di essere pressoché ininfluente. “Il maggior ostacolo è soprattutto nelle tariffe elettriche troppo elevate: vanno considerati non solo i costi dell’impianto, ma anche il costo di gestione che dà il vero ritorno dell’investimento. Una tariffa elettrica dedicata alle pompe di calore dovrebbe recuperare almeno al 100% la riduzione dei consumi di energia primaria”.

Il decreto ministeriale sul conto termico riconosce che c’è questo problema del costo della tariffa elettrica e delega l’Autorità per l’Energia a definire delle tariffe specifiche per impianti di climatizzazione alimentate da pompe di calore. La scadenza indicata era di 90 giorni dall’uscita del decreto. “Questo tempo è passato e purtroppo tutto è ancora in sospeso. Abbiamo perso degli anni e temo che se non si farà qualcosa con estrema urgenza i nostri obiettivi saranno del tutto teorici” , ha detto Bellò.