Fotovoltaico, prorogati i dazi su prodotti cinesi per almeno 15 mesi

In attesa che la Commissione valuti se sia il caso di mantenere le misure contro celle e moduli FV dalla Cina, i dazi, che sarebbero cessati con l'anno nuovo, resteranno in vigore per la durata dell'investigazione, che sarà di 15 mesi.

10/12/2015
Fotovoltaico, prorogati i dazi su prodotti cinesi per almeno 15 mesi

La Commissione Europea non sa se le misure europee anti-dumping e anti-sovvenzioni sui prodotti fotovoltaici cinesi facciano più bene o male all'economia comunitaria, per questo ha avviato "di propria iniziativa" un "riesame intermedio parziale" dei dazi nella convinzione che "esistono elementi di prova prima facie sufficienti a far ritenere che le circostanze che hanno determinato l'istituzione delle misure in vigore siano mutate e che tale evoluzione abbia carattere permanente".

Dazi prorogati per 15 mesi

Una decisione che ha però un effetto paradossale: senza l'iniziativa dell'esecutivo europeo le misure sarebbero cessate con la fine dell'anno, invece così de facto sono prorogate per almeno 15 mesi, il tempo richiesto per la nuova investigazione che "si limiterà ad accertare se sia o meno nell'interesse dell'Unione Europea mantenere le misure attualmente in vigore sulle celle del tipo utilizzato nei moduli o pannelli FV in silicio cristallino", si spiega in un avviso apparso sabato sulla Gazzetta Ufficiale europea (allegato in basso).

Escludere le celle

Uno degli esisti possibili del riesame è che dai dazi vengano escluse solo le cellen FV: la Commissione spiega che "negli ultimi anni numerosi produttori di celle hanno cessato l'attività produttiva in conseguenza della ristrutturazione e del consolidamento dell'industria dell'Unione" e che le vendite di celle dell'industria UE ad acquirenti indipendenti "sono di conseguenza molto limitate, mentre i produttori di moduli non integrati dipendono dalla disponibilità di fonti alternative di approvvigionamento ossia, tra le altre, la Repubblica Popolare Cinese, ma anche Taiwan e Malaysia".

Rendono meno competitivo il fotovoltaico europeo

Al momento il minimum import price, cioè il prezzo minimo imposto ai prodotti cinesi dalle misure è di 0,56 euro per watt. Tra le critiche alla misura c'è quella che, essendo il prezzo dei moduli a livello mondiale ben al di sotto di quel valore, le misure protezionistiche abbiano l'effetto di tenere artificialmente alti i costi dei progetti fotovoltaici in Europa.

Come evidenzia un report di Ernst & Young fresco di pubblicazione, la crescita del settore, sia in quanto a installato che a occupzione sarebbe più consistente senza i dazi. L'eliminazione delle misure anti-dumping consentirebbe al prezzo degli impianti (calato del 70% dal 2008 al 2014) di scendere più velocemente, portando a una maggiore crescita dell'installato e degli occupati.

Senza dazi al 2020 oltre 50mila posti di lavoro in più

Nel 2014, riporta Ernst & Young, l'86% delle ricadute positive del FV per l'occupazione e l'83% di quelle per il valore aggiunto è legato alla parte downstream della filiera, danneggiata dalle misure protezionistiche. che tengono i prezzi artificialmente alti.

Senza dazi, è la stima, nel FV europeo ci sarebbero oltre 54.000 posti di lavoro in più rispetto allo scenario in cui le misure protezionistiche restino.

Favorevoli e contrari alle barriere al FV Made in China

A favore dei dazi recentemente si era espressa la cancelliera tedesca Angela Merkel, mentre storica promotrice delle misure protezionistiche è l'associazione di produttori FV EU ProSun.

Per l'eliminazione delle misure invece si è invece di recente pronunciato il Parlamento Europeo che con una lettera al commissario al Commercio, Cecilia Malmström, chiedeva di non rinnovare i dazi anti-dumping e anti-sovvenzioni né il meccanismo del minimum import price per i moduli e le celle FV importate dal Paese asiatico, visto che avevano contribuito al rallentamento del mercato fotovoltaico.

Contraria ai dazi è anche una parte probabilmente maggioritaria del mondo del fotovoltaico: questa primavera l'associazione europea dell'industria fotovoltaica, EPIA, poi ribattezzata SolarPower Europe,  per la prima volta si è schierata sulla questione,  chiedendo  l'eliminazione dei dazi alle celle e ai moduli FV made in China e all'appello si sono unite 20 associazioni nazionali del settore (tra cui l'italiana assoRinnovabili) di 19 Paesi europei.

La comunicazione UE (pdf)

(Articolo a cura di QualEnergia.it)