Il fotovoltaico senza incentivi alla prova della realtà italiana

La grid parity è pienamente raggiunta. I business model basati sui SEU iniziano a delinearsi. Permane l'incertezza normativa che il settore potrebbe però combattere con un atteggiamento propositivo.

08/05/2014
Il fotovoltaico senza incentivi alla prova della realtà italiana

Se, come ha ribadito ieri pomeriggio a Solarexpo-The Innovation Cloud Josefin Berg, analista di IHS “l'Italia è la culla mondiale del nuovo fotovoltaico non incentivato”, queste prime fasi di vita del bebè sono particolarmente delicate, specie per il rischio normativo, ma il neonato è fondamentalmente sano e può avere davanti una vita lunga e prospera. Può essere riassunta così la fotografia tracciata ieri nel convegno di Solarexpo-The Innovation Cloud “Il fotovoltaico in Italia alla sfida del mercato: nuovi business model per l'era della grid parity”.

Se da una parte la competitività della tecnologia è ormai accertata e le prospettive sono buone, ostacoli e incognite non mancano di certo e, lungi dal decollare, il mercato degli impianti non incentivati sta compiendo solo i primi timidi passi esplorativi.

Come ha spiegato Gaetan Masson di EPIA, infatti, “non basta la grid parity, ampiamente raggiunta, perché fare FV senza incentivi sia conveniente”. Bisogna infatti tenere conto di tutta una serie di aspetti, ovviamente la quota di energia autoconsumata, ma anche l'evoluzione del mercato elettrico. Lo si è fatto presente nei diversi interventi in cui si è parlato dei SEU, i sistemi efficienti di utenza, la ormai nota configurazione che permette di vendere l'energia producendola direttamente sul tetto del cliente, dunque senza passare per la rete e senza pagare oneri di rete e di sistema, un tema affrontato anche questa mattina al convegno “SEU per gli impianti fotovoltaici: profili contrattuali e casi di studio”, organizzato da Anie-Gifi.

Come sappiamo, molti aspetti dei SEU sono stati chiariti dall'attesa delibera Aeeg 578/2013, pubblicata a dicembre. Al convegno operatori ed esperti hanno ragionato su come si farà FV in questi nuovi business model: che tipo di contratti si potranno fare tra produttore e cliente, a che prezzi si potrà vendere l'energia e con che margini, quali i clienti più adatti etc.

Il quadro che emerge è è ben sintetizzato dalle parole di Giuseppe Artizzu a.d. di Cautha: “È un lavoro da utility”. Chi fa fotovoltaico con questi modelli di business, cioè, deve gestire tutta una serie di aspetti e rischi che erano ignoti all'operatore del fotovoltaico nell'era degli incentivi, ma che invece sono familiari a chi da sempre vende energia. Per fare i SEU dunque un'idea è quella di “bussare alle porte delle utility, in particolare a quelle meno ostili alle rinnovabili dato che molte hanno interessi nel gas e dunque non faranno mai SEU con il fotovoltaico ma semmai con cogenerazione ad alto rendimento a gas”.

Al momento l'avvio del mercato dei SEU fotovoltaici sembra tardare: “Per ora quasi non ci arrivano richieste di finanziamento per impianti senza incentivi – riporta Marco Martorana asset manager settore energy di Unicredit – e le poche che arrivano, principalmente dalla Sicilia, mostrano conti non confortanti”.

A complicare tutto c'è poi la spada di Damocle del rischio- normativa, e in particolare l'eventualità che – come proposto dall'Autorità – si vadano a far pagare in tutto o in parte gli oneri di sistema e/o di rete anche sull'energia prodotta e consumata dietro al contatore. Se ciò avvenisse, ha mostrato l'analisi economica presentata da Tommaso Barbetti di eLeMeNS, il fotovoltaico non incentivato con i SEU, almeno per ora, non si potrebbe fare.

Su questo aspetto non sono arrivate rassicurazioni dal viceministro Claudio De Vincenti, nonostante l'uomo del MiSE nel suo breve intervento al convegno abbia definito “strategiche” le rinnovabili affermando che “è una priorità del governo dare un futuro al settore”. Il timore di alcuni, tra i quali Artizzu, è infatti che con l'annunciato provvedimento per tagliare del 10% le bollette per le Pmi arrivi anche il temuto colpo all'autoconsumo.

“Farebbe bene al sistema Paese avere garanzie giuridiche e stabilità normativa”, ha sottolineato Gennaro Mazzuoccolo dello studio legale di Norton Rose Fulbright, ribadendo un concetto espresso un po' in tutti gli interventi degli operatori. Il mondo del fotovoltaico, ha rilanciato Artizzu, “non può però ogni volta attendere passivamente l'ennesimo cambiamento normativo per poi giocare in difesa. Anziché limitarsi a rispondere 'no' a provvedimenti imposti, bisogna fare proposte e chiedere alla politica 'perché no?'”. Da questo punto di vista “perseguire una razionalizzazione delle bolletta ben fatta è nel nostro interesse, fatto salvo che all'energia autoconsumata e prodotta da fotovoltaico non si può far pagare la componente A3 che finanzia altri impianti incentivati”.

La proposta di Artizzu, già lanciata nei giorni scorsi dalle pagine di QualEnergia.it, è quella di una carbon tax, che sposti dunque parte del peso degli oneri di sistema sui combustibili fossili. Altra idea circolata nei mesi scorsi, è quella che la partecipazione agli oneri di rete e di sistema venga spostata in parte sulla componente fissa della bolletta: questa ipotesi, è emerso dall'analisi di eLeMeNS, seppur con maggiori difficoltà permetterebbe, ancora di fare FV non incentivato con i SEU.

“Bisogna comunicare meglio i vantaggi per l'efficienza del sistema elettrico dei SEU: si pensi ad esempio all'effetto positivo sulla rampa serale, con relativo beneficio economico per Terna”, ha suggerito Fabio Zanellini, advisor di Anie Energia. Il versante normativo infatti sembra essere quello più critico, mentre sulle tecnologie le prospettive sono più che buone: “i costi del FV sono già abbastanza bassi e c'è un ampio ventaglio di tecnologie e soluzioni per massimizzare l'autoconsumo”, rassicura l'advisor Anie. “In questo momento, specie al Sud, il fotovoltaico riesce ad ottenere costi di circa 100 euro/MWh ed è dunque concorrenziale con tutte le altre fonti, tranne il carbone”, sottolinea Artizzu.