Il nuovo Governo e una nuova politica per un’edilizia a basso consumo

Tra le strategia del prossimo Governo per decarbonizzare l’economia ai primi posti ci deve essere la riqualificazione energetica dell'edilizia. L'articolo è tratto dall’editoriale di Gianni Silvestrini pubblicato sull’ultimo numero della rivista QualEnergia, con il titolo "Affrontare la transizione".

09/04/2013
Il nuovo Governo e una nuova politica per un’edilizia a basso consumo

Un settore decisivo sul quale il nuovo Governo dovrà concentrare la propria azione riguarda l’edilizia. Buona parte del nostro patrimonio edilizio presenta infatti caratteristiche termofisiche molto scadenti, la metà delle case consuma mediamente il triplo rispetto alle nuove costruite in modo efficiente. Si conoscono le tecnologie e le soluzioni per intervenire, vi sono le convenienze economiche, ma l’accesso al credito è difficile e il quadro normativo è incerto.

Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica nell’edilizia hanno registrato risultati interessanti, ma limitati alla sostituzione di infissi, alle caldaie e al solare termico. Gli interventi di coibentazione dell’involucro esterno sono stati praticamente assenti. Le incentivazioni inoltre hanno riguardato solo il patrimonio edilizio privato. Nel 2010 sono stati effettuati 406mila interventi, con 4,6 miliardi di euro di investimenti. Occorrerebbe fare un salto di qualità trovando soluzioni nuove per ampliare la platea dei soggetti fruitori, estendere la riqualificazione agli interi edifici e superare la barriera degli investimenti iniziali attingendo al capitale privato. Alcune esperienze straniere come “Pace” negli Usa o il “Green Deal” nel Regno Unito si muovono in questa direzione.

Anche in Italia alcune iniziative - come il programma “Condomini intelligenti” promosso dalla Provincia di Genova e il Green Building Project che vede coinvolte importanti imprese del settore - stanno seguendo questo approccio. È evidente che per varare un piano di riqualificazione edilizia di ampia portata occorre una regia governativa in grado di mettere insieme tutti gli attori. L’accelerazione delle misure di riqualificazione può avvenire infatti superando l’ostacolo dell’investimento iniziale necessario per gli interventi.

Per fare ciò occorre avviare un percorso virtuoso basato sull’utilizzo di risorse prevalentemente private che alimentino un fondo di rotazione a cui possano attingere aziende che sono state preventivamente qualificate. I risparmi delle bollette ottenuti grazie agli interventi di riqualificazione potrebbero consentire di rimpinguare il fondo ampliando la quantità di interventi. Ciò permetterebbe di rimettere in moto un settore in crisi, creare occupazione, ridurre le importazioni di energia. Proprio su queste basi è organizzato il Green Deal inglese, partito a febbraio nell’ambito di un ambizioso programma per riqualificare energeticamente 14 milioni di appartamenti entro il 2020 eliminando i costi iniziali degli interventi, grazie al ricorso a investimenti privati e coinvolgendo le aziende energetiche, i cui obblighi di riduzione delle emissioni dal prossimo anno saranno convertiti in obblighi di finanziamento della riqualificazione energetica per un ammontare di 1,3 miliardi di sterline/anno. Per gestire l’aspetto finanziario dell’operazione è stata istituita la Green Deal Finance Company, partecipata dalle principali aziende nel campo delle costruzioni, dell’energia, dalle banche e dagli Enti locali.

Questa società ha lo scopo di anticipare i costi delle riqualificazioni energetiche e garantisce bassi tassi di interesse. Perché ciò avvenga, i risparmi economici devono essere superiori a quanto viene restituito al fondo attraverso la bolletta elettrica (golden rule). Nella fase preliminare del programma vengono qualificati i soggetti che faranno gli audit energetici e le imprese che si candidano a effettuare gli interventi. Sono 45 le tipologie di intervento che possono essere finanziate dopo l’esito positivo di diagnosi energetiche effettuate dai certificatori abilitati.

Una caratteristica significativa del programma riguarda gli appartamenti affittati. È prevista infatti la trasferibilità automatica degli impegni assunti con le riqualificazioni ai successivi locatari, opportunità che consente di superare l’ostacolo della distinzione tra proprietario e inquilino. Il Governo ha finanziato con 200 milioni di sterline l’avvio del programma, forse troppo poco visti i grandi numeri che si intendono conseguire. Sarebbe interessante verificare la trasferibilità dei concetti base di questo approccio all’Italia con i necessari adattamenti. Per esempio andrebbero studiati meccanismi per privilegiare la riqualificazioni di interi palazzi.