La smart city e gli interventi sul patrimonio immobiliare urbano

La città intelligente deve iniziare dal ‘retrofit’ del patrimonio immobiliare urbano, riqualificando energeticamente l’edilizia pubblica e privata, con progetti a scala di quartiere. Se ne parlerà a Milano in un convegno nell’ambito di The Innovation Cloud. Qualenergia.it intervista sull’argomento il professore del Politecnico di Torino, Roberto Pagani.

06/05/2013
La smart city e gli interventi sul patrimonio immobiliare urbano

Molte delle nostre città soffrono per le scarse risorse economiche a disposizioni, vincoli di bilancio, sprechi, corruzione. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: degrado, scarsa qualità della vita, costi eccessivi per le famiglie e le imprese, inquinamento, pessimo decoro urbano, insicurezza. Questo paese dovrà ripartire proprio dalle città per risorgere culturalmente, socialmente ed economicamente. Stride molto l’aggettivo di ‘smart’, intelligente, abbinato ad una nostra città, ma forse proprio nei progetti e nell’idea stessa di smart city ci sono alcune risposte a quei problemi.

A Milano nell'ambito dell'evento fieristico The Innovation Cloud-Solarexpo, giovedi 9 maggio (ore 9,30-13), se ne parlerà soprattutto in riferimento agli interventi energetici su grande scala nel patrimonio pubblico e privato. Ad aprire il convegno “Smart City Retrofit. Large-scale building refurbishment as an asset for a new urban quality”, sarà il professore Roberto Pagani del Politecnico di Torino e coordinatore del Gruppo di Lavoro “Smart Cities” di Kyoto Club, che intervistiamo per capire quali esperienze e idee saranno discusse in questo appuntamento.

Professor Pagani, quali sono le caratteristiche di una smart city e quali elementi infrastrutturali dovrebbe avere per definirsi tale?
Questa è una classica domanda per la quale normalmente non c’è nessuna possibile risposta. Si dice sempre che non si può definire una smart city. Poi mi capita di sorprendere tutti dicendo ‘io so cos’è una smart city’ e lo faccio ricordando un diagramma che ho messo a punto da qualche tempo (QualEnergia); è un diagramma che individua dove va trovato il vantaggio individuale e il vantaggio collettivo. Colloco le smart cities nell’area “++” degli assi cartesiani del diagramma, ossia dove si realizza sia il vantaggio individuale che quello collettivo. Se il comune fa un’azione che avvantaggia complessivamente se stessa come centro urbano, posizionandola in quadro di valore internazionale e, al tempo stesso, questa va a beneficio di tutti i cittadini, allora possiamo definirla ‘intelligente’. In questo senso il pionierismo non è quasi mai smart. Una città molto pioniera riesce a produrre un vantaggio collettivo, ma a volte a scapito di quello dei singoli, nel senso che può costare molto, ad esempio, in termini economici. A volte si confonde il pionierismo con l’essere smart.

Nel convegno di Milano si parlerà soprattutto di retrofit nel patrimonio immobiliare urbano. Cosa si intende quando questo concetto è applicato ad aree della città?
Il retrofit è trovarsi la città così com’è. Non è cambiare o inventarsi nuovi quartieri completamente autosufficienti e innovativi. Questo è andare troppo oltre e la città non può trasformarsi in questo modi, perché dovrebbe annullarsi e ricostruirsi ex novo. Allora il concetto di ‘smart city retrofit’ è cambiare la città senza accorgersene, facendo degli interventi certamente intelligenti, ma non pionieristici.

Possiamo fare degli esempi?
Un esempio è di poter consentire alle ESCo di entrare in modo innovativo nel retrofit delle città e nei grandi patrimoni immobiliari, facilitando il loro intervento. Mettere insieme i capitali, che comunque nelle banche ci sono, e agevolare il retrofit manutentivo a grande scala in aree urbane è un’operazione ‘smart’, se la facciamo senza chiedere denaro ai cittadini, ma basandoci meramente sul recupero energetico ed economico degli investimenti fatti intervenendo sugli involucri edilizi e sugli impianti. Le Esco esistono ormai da 20 anni, ma in Italia non hanno mai fatto operazioni su grande scala. La città smart è quella che consente questa tipologia di interventi complessi, inizialmente su grandi patrimoni pubblici, ma poi anche su quelli privati. Bisogna favorire politiche veramente pervasive delle Esco, che dovranno essere più strutturate rispetto alle ‘finte’ Esco del passato, nella realtà dei venditori di energia truccati da venditori di servizi; dovranno essere invece delle società multiservizi che aggregano capacità di intervento sugli involucri edilizi, sugli impianti e di individuare linee di business che consentano loro di permettere di recuperare gli investimenti non oltre i 10 anni. Le amministrazioni comunali che adotteranno queste soluzioni di fatto solleciteranno questa evoluzione. Lo potranno fare attraverso specifici bandi rivolti alle Esco nazionali e internazionali più innovative.

Nel convegno si parlerà essenzialmente di edifici. Il concept della fiera, il Cloud, vede il futuro sistema energetico nell’integrazione tra tecnologie. Quali sono le tecnologie e le strategie nell’ambito dello smart city retrofit che rispondono a questa evoluzione?
Gli interventi che abbiamo in mente nella città smart si dovranno realizzare più a scala di quartiere che non sul singolo edificio. In qualche modo dovranno essere messi insieme gli interessi dei singoli quartieri. Una delle soluzioni più interessanti è far diventare il quartiere un unico punto di domanda e di produzione di calore ed elettricità. Se un sistema di condomini all’interno di un quartiere riesce ad esempio a negoziare un contratto elettrico e a modulare internamente la domanda, otterrebbe contratti molto più vantaggiosi. Si possono bilanciare così i picchi del consumo all’interno del quartiere ottenendo ugualmente il fabbisogno di energia richiesta. Gli strumenti e le società che possono farlo esistono. Si pagherà dunque meno l’impegno di potenza, perché sarà più condivisa. Si riuscirebbe in tal modo ad abbattere l’impegno di potenza di un quartiere anche della metà: invece di avere una potenza di 3 kW per 1000 abitazioni si può arrivare ad 1,5 kW per lo stesso numero di abitazioni. Fare interventi di manutenzione energetica in edilizia a scala di quartiere, significa anche fare un’azione di riqualificazione urbana, che non è solo cosmesi. Significa anche avere forniture unificate. Poi si potranno utilizzare le rinnovabili, come solare termico e fotovoltaico, che insieme ad un sistema di teleriscaldamento urbano, garantirebbero di produrre in maniera quasi autonoma e arrivare ad un abbattimento dei consumi che può e deve avvicinarsi al 50%. Tagli dei consumi di questa portata sono essenziali anche perché sappiamo che difficilmente si tornerà in tempi rapidi nello stesso luogo a fare interventi di questo tipo. Quando si interviene bisogna farlo subito e in modo efficiente.

A chi è rivolto questo workshop e quali innovazioni verranno presentate?
Ospitiamo una serie di industrie che hanno realizzato molte innovazioni e le stanno lanciando sul mercato. Queste esperienze sono di sicuro interesse per le pubbliche amministrazioni. Saranno in collegamento oltre 2000 amministrazioni in video streaming e questo mi sembra un fatto molto importante. Ma poi ritengo che questo sia un utile incontro per molti operatori economici che vedono nel retrofit urbano una chance per nuovi investimenti. Qui stiamo parlando di lavoro che viene fatto sui nostri beni immobili, per le nostre città e anche utilizzando tecnologie italiane. E questi sono importanti valori economici.

(a cura di Leonardo Berlen di QualEnergia.it)