Le tecnologie low-carbon per edifici a consumo quasi-zero. L'intervista di Ingenio a Luca Zingale

Fotovoltaico, SEU, domotica ed edilizia a bassissimo consumo di energia saranno tra i protagonisti dell'edizione 2014 di Solarexpo-The Innovation Cloud. Riportiamo l'intervista a Luca Zingale pubblicata sul portale di informazione Ingenio.

24/03/2014
Le tecnologie low-carbon per edifici a consumo quasi-zero. L'intervista di Ingenio a Luca Zingale

Riportiamo l'intervista a Luca Zingale, Direttore scientifico di Solarexpo-The Innovation Cloud, pubblicata sul portale di informazione Ingenio.

Nella stagione del post-incentivi, le imprese del fotovoltaico hanno l’esigenza di guardare con decisione all’integrazione fra tecnologie innovative. Il fotovoltaico entrerà in una fase nuova, quella dello sviluppo autopropulsivo. Cosa comporta questa trasformazione?

Nel fotovoltaico che si regge sulle proprie gambe senza incentivi, quello in grid parity, il vantaggio economico è dato dalla differenza tra il costo di prodursi l'elettricità ‘dietro al contatore’ con il sole, e quello di acquistarla dalla rete pubblica, con i relativi oneri e imposte. Più che mai, dunque, la parola d'ordine è massimizzare l'autoconsumo, cioè utilizzare direttamente la quota più ampia possibile dell'energia prodotta dall'impianto. Progettisti e installatori in questa nuova fase devono trasformarsi quasi in energy manager: non si vende più semplicemente un impianto ma un servizio di efficientamento energetico. Installare un impianto fotovoltaico ora diventerà sempre di più parte di un intervento organico sui consumi: si tratta di gestirli in modo da coprirne la maggior parte possibile con la produzione del solare. In quest'ottica è quasi indispensabile interagire con altre tecnologie, come ad esempio le pompe di calore, che spostano i consumi per il riscaldamento dal gas all'elettricità, la ricarica dei mezzi elettrici, i piani cottura a induzione, gli inverter intelligenti, i sistemi di domotica e, last but not least, i sistemi di accumulo.

I 'sistemi efficienti di utenza' (SEU) possono rappresentare una strada praticabile per fare solare senza incentivi? In cosa consistono questi sistemi?

Secondo la definizione normativa, i SEU sono sistemi alimentati da impianti a rinnovabili o di cogenerazione ad alto rendimento, con potenza fino a 20 MWe, gestiti da un solo produttore, anche diverso dal cliente finale, direttamente connessi tramite un collegamento privato all’unità di consumo e realizzati all’interno di un’area di proprietà del cliente stesso. In parole più semplici, sono quel modello di business che rende possibile vendere l'energia elettrica al cliente andando a produrla direttamente a casa sua: ad esempio posso installare un impianto FV sul tetto di un capannone e vendere all'attività commerciale che lo occupa l'energia prodotta a un prezzo fisso inferiore a quello della rete. Essendo questa prodotta e consumata all'interno del SEU e quindi esente da oneri di rete e di sistema, il cliente può garantirsi elettricità a tariffe inferiori a quelle della rete pubblica e il produttore può vendergliela a un prezzo superiore a quello del mercato elettrico all'ingrosso, avendo margini sostenibili. Con l'ottima producibilità solare e gli alti costi retail dell'elettricità che abbiamo, questi modelli di business sono guardati con grande interesse in Italia. Permettono ai clienti di tagliare la bolletta e agli operatori del fotovoltaico di fare impianti non incentivati. Si tratta di un modo di fare fotovoltaico più complesso e sfidante rispetto ai modelli del passato basati sugli incentivi, ma la strada è di certo praticabile e ora che, dopo la pubblicazione a dicembre dell’attesa delibera dell'Autorità in materia, il quadro normativo è più definito in molti vi si stanno incamminando.

L’obiettivo primario della Direttiva 2010/31/UE e quindi del Dl.63/2013 è la trasformazione dell’intero comparto edilizio in “Edificio ad Energia Quasi Zero” (Near Zero Energy Building - NZEB), imponendo a tutti gli Stati membri di fissare i requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici esistenti e nuovi, garantire la certificazione energetica e disciplinare i controlli sugli impianti. Il rilancio della riqualificazione energetica di un patrimonio edilizio nazionale largamente inefficiente e di intere aree urbane degradate potrà garantire occupazione e ridurre i consumi energetici?

Certo, in un contesto come il nostro la strada che può portare a maggiori risultati dal punto di vista energetico, ma anche di ricadute economiche e occupazionali, è quella di intervenire sull'esistente. Da questo punto di vista abbiamo visto gli importanti risultati ottenuti in questi anni con le detrazioni fiscali per l'efficienza energetica negli edifici: dati aggiornati all'anno scorso parlano di oltre 1.400.000 interventi, per circa 18 miliardi di euro di investimenti, con la creazione di oltre 50mila posti di lavoro all'anno nei settori coinvolti, soprattutto nelle migliaia di piccole e medie imprese nell'edilizia e nell'indotto. Risultati che avrebbero potuto essere ancora più importanti, anche a fronte di sgravi meno generosi, se la misura fosse stata resa strutturale e le fosse stato dato fin dall'inizio un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, anziché gli innumerevoli stop-and-go che abbiamo visto. Un grande potenziale di efficientamento, il cui sfruttamento è poi incentivabile dal conto termico, è poi nell'edilizia pubblica: intervenire su i consumi degli edifici pubblici, oltre a dare il buon esempio al privato, è anche un ottimo modo per migliorare nel medio periodo i bilanci di enti locali e pubblica amministrazione.

La nuova edilizia a bassissimo consumo di energia (nella prospettiva prossima ventura della sfida degli edifici a consumi “quasi-zero”) comporterà grande innovazione nella progettazione, nei materiali e nelle soluzioni impiantistiche. Siamo pronti per questa sfida?

Come testimoniano le innovazioni che abbiamo visto in questi anni a Solarexpo-The Innovation Cloud, siamo di fronte ad un settore, quello dell'edilizia efficiente e delle rinnovabili negli edifici, che guarda sempre al miglioramento tecnologico. I fronti fecondi sono diversi e tutti ben rappresentati nella nostra fiera: nuovi materiali, fonti rinnovabili integrate nell'edificio, domotica e altri ancora. Certo, l'innovazione per svilupparsi ha bisogno di una cornice normativa che fissi obiettivi sul medio-lungo termine e strumenti di sostegno per raggiungerli: da questo punto di vista la meta fissata dall'Europa degli edifici a consumo quasi nullo è un grande stimolo che andrebbe accompagnato da politiche nazionali tempestive, magari anche sotto forma di incentivi all'innovazione.

La domotica è il segmento di mercato che attualmente sposa meglio il concetto di tecnologia ibrida. Esistono già altri esempi?

Come ha detto lei, la domotica è il segmento di mercato che meglio incarna l'ibridazione tra le tecnologie, dato che, grazie al contributo dell'information technology e della sensoristica, coordina tutte le altre soluzioni per la casa energy-smart. Altro ambito la cui essenza è l'ibridazione tecnologica è quello delle soluzioni per la smart grid, con la quale peraltro la domotica si interfaccia. La rete intelligente, coordinando grazie all'IT varie soluzioni che vanno dalle rinnovabili, agli impianti convenzionali, agli accumuli anche sotto forma di ricarica di veicoli elettrici, fino agli strumenti di gestione della domanda, fa su scala più grande quello che la domotica fa in casa. Ma l'ibridazione tra tecnologie è ormai ovunque: prima abbiamo fatto l'esempio del FV in autoconsumo, che dà il meglio se abbinato ad altre tecnologie come le pompe di calore o gli accumuli, un altro esempio sono gli NZEB, un obiettivo raggiungibile solo con l'integrazione di diverse tecnologie. Le barriere disciplinari tra le varie tecnologie cadono e l'integrazione è la chiave per la sostenibilità energetica negli edifici: questo è il motivo per cui con The Innovation Cloud abbiamo trasformato il nostro evento in una piattaforma multi-tecnologica per l'efficienza energetica e le tecnologie rinnovabili.

La direttiva europea sugli NZEB, gli edifici a consumo quasi-zero, pone uno sfidante obiettivo in termini di prestazioni da raggiungere, ma non dà indicazioni preferenziali in termini di tecnologie. Con quali tecnologie si possono raggiungere tali obiettivi?

Come detto l'obiettivo non è raggiungibile se non adottando un mix di soluzioni fatte su misura per il singolo progetto e alla zona climatica considerata. Ingrediente base sono tutte le tecnologie che permettono di ridurre al minimo i consumi, cioè quelle per l'efficienza energetica vera e propria, come i materiali isolanti, le superfici trasparenti a bassa trasmittanza, i sistemi di illuminazione e gli elettrodomestici a basso consumo etc. Su questo fabbisogno energetico ridotto entrano in gioco combinandosi tra loro le varie soluzioni per prodursi l'energia in casa e in modo pulito: solare termico, riscaldamento a biomasse, pompe di calore, anche quelle geotermiche, fotovoltaico, sistemi di accumulo e altre ancora. A coordinare l'intero sistema-edificio possono poi intervenire soluzioni di domotica, un mercato quello degli home energy management system che non a caso, secondo recenti previsioni, passerà dai 512 milioni di dollari a livello mondiale del 2013 a 2,8 miliardi al 2020.