Leasing, SEU e sistemi di accumulo: come si reinventa il fotovoltaico italiano

Con la fine del quinto Conto Energia il fotovoltaico italiano è finito? Una veloce indagine tra le aziende mostra come non sia così. Gli operatori stanno reagendo con creatività alle difficoltà del settore nella 'fase post-incentivi'. Ma per procedere al meglio servono rapide, ragionevoli e stabili scelte normative da parte di autorità regolatrici e della politica.

18/10/2013
Leasing, SEU e sistemi di accumulo: come si reinventa il fotovoltaico italiano

Con la fine del quinto Conto Energia il fotovoltaico italiano è finito? Decisamente no. Una veloce indagine tra le aziende mostra come si stia reagendo con creatività alle difficoltà del mondo FV post-incentivi, ma che, per procedere al meglio, servano rapide, ragionevoli e stabili scelte normative da parte di autorità regolatrici e politica. Cambia il tipo di impianti realizzati, sempre più legati all'autoconsumo, con ditte che offrono già sistemi di accumulo e cambia anche il modo di venderli.

Anzi, gli impianti c'è perfino chi arriva a “regalarli”. «Ora non esageriamo - precisa Pietro Pacchione di Greenutility - si tratta piuttosto di una sorta di leasing: noi anticipiamo il costo di impianto, pratiche e manutenzione, e vendiamo poi al cliente l’energia solare che usa, a un prezzo fisso per 20 anni, inferiore del 10-30% a quello che pagherebbe in bolletta, a secondo della zona geografica e dei livelli di autoconsumo. L’impianto diventerà poi di proprietà del cliente alla fine del periodo, o verrà riscattato prima, pagando una differenza».

Bello, e perché non lo si fa di routine? «Perché qui si entra nel ginepraio dei SEU (sistemi efficienti di utenza, ndr), gli accordi dove un privato fornisce l’elettricità a un altro. Com’è noto si attende dal 2008 un regolamento che chiarisca alcuni aspetti fiscali e normativi delle SEU, con il risultato che questi impianti si possono fare solo dove l’Agenzia delle Dogane locale riconosce la possibilità che il produttore sia diverso dall’utente, inoltre, per esempio, non è chiaro che fare se questi smette di pagare. L’utente deve poi avere un alto livello di autoconsumo durante il giorno, altrimenti l’accordo non conviene né a lui né a noi. Per massimizzarlo consigliamo e forniamo al cliente anche una serie di soluzioni di domotica che aumentino il consumo elettrico diurno, come pompe di calore, piastre a induzione e interruttori intelligenti che fanno partire certi apparecchi elettrici solo quando l’impianto sul tetto produce abbastanza. L’attuale situazione di alti prezzi dell’energia e basso costo dei moduli consente comunque di applicare spesso questa soluzione, soprattutto fra le imprese: per ora abbiamo attivato due impianti di questo tipo e altri tre sono in cantiere».

Insomma, se il “leasing fotovoltaico” sembra essere l’uovo di Colombo, l’incertezza normativa sui SEU, di fatto, gli tarpa le ali. «In effetti - conclude Pacchione - è bastato che l’Aeeg accennasse all’idea di gravare l’energia auto consumata con gli oneri di rete, un provvedimento che ha ben poche possibilità di essere attuato, per spaventare le banche e bloccare i finanziamenti di leasing, che vengono per ora portati avanti solo da chi dispone di capitali propri».

Concorda su questo aspetto un altro operatore che sta tentando di partire con queste proposte, Pietro Pitingolo, di Suncity. «Secondo me, la cosa peggiore contenuta nelle proposte Aeeg sui SEU, è che si ventila la possibilità di riservare questo settore alle sole utilities che forniscono l’energia dalla rete, escludendo tutti gli altri. L’eventuale applicazione degli oneri all’energia autoconsumata, invece, farebbe sì crescere il costo del kWh solare di 4-5 centesimi, ma lascia comunque un margine di redditività. Al momento il risultato è che le banche tengono in stand by le nostre proposte di impianti in leasing, per timore che vengano approvate norme penalizzanti. Come se non bastasse, è stata approvata a livello europeo quella legge folle dei dazi sui moduli cinesi, arrivata proprio quando, per la crisi economica, era fondamentale tenere i prezzi più bassi possibile. Intanto, comunque, lavoriamo fornendo pacchetti standard di misure, solare incluso, che tagliano i costi dell’energia per imprese di ogni tipo, da hotel a piccole industrie. In Italia si è stati finora così disattenti su questo lato, che spesso si può recuperare l’investimento in efficienza anche solo in 2-3 anni».

Anche quando i problemi normativi sui SEU saranno risolti, si spera in modo ragionevole, resterà comunque il problema di massimizzare l’autoconsumo dell’energia solare prodotta. La soluzione più ovvia sarebbe quella degli accumuli. «Che per noi - dice Pitingolo - risultano però ancora improponibili: il loro uso raddoppia il costo dell’impianto».

Non la pensano così a Unendo Energia, società specializzata in grandi impianti FV, dove non sembrano neanche molto preoccupati per le incertezze normative sui SEU: «Noi - dice il direttore marketing Marco Bertolini - abbiamo realizzato un nostro sistema di accumulo con batterie al litio, che proporremo a clienti familiari in comodato d’uso gratuito per 20 anni, insieme all’impianto fotovoltaico. In pratica loro ci cederanno l’uso del tetto e noi installeremo moduli e un sistema di accumulo da 9 kWh, così da coprire con l’energia solare la maggior parte delle esigenze. Un tablet consentirà al cliente di seguire in tempo reale l’andamento di produzione e consumi elettrici e gestirli, in modo da ottenere il massimo dal proprio impianto. Così facendo potremo vendergli i kWh solari a un 30% di sconto rispetto a quelli che comprerebbero in bolletta, consentendo risparmi annuali medi di circa 150 euro per famiglia. Abbiamo già 100 impianti con accumulo pronti e altrettante domande di possibili clienti, contiamo di cominciare ad installarli entro la prossima primavera, per ora solo in Lombardia, ma presto in tutta Italia e, con accumuli più potenti, offrendoli anche a imprese e pubblica amministrazione».

Infine c’è chi punta su una forma “collettiva” di SEU, gli SLD, sistemi con linea diretta. «Dal 2008 installiamo impianti fotovoltaici senza chiedere un centesimo ai clienti, ripagandoci con gli incentivi - spiega Gaetano Galipò di Gammaenergy - vista la nuova situazione stiamo mettendo a punto un progetto diverso, il Green 3.0, in cui un gruppo di utenze, per esempio un piccolo condominio o delle villette, condivide una rete interna di distribuzione, una adeguata potenza fotovoltaica e un’unica connessione comune alla rete nazionale. In una seconda fase, valutati i profili di utilizzo quotidiano dell’energia, prevediamo di aggiungere un sistema di accumulo comune, per aumentare di molto la capacità di autoconsumo. Condividere fra più utenti, moduli, sistema di accumulo e acquisto di elettricità dalla rete, consentirà notevoli economie di scala. I componenti del sistema li forniremo noi, ripagandoci poi vendendo elettricità agli utenti a prezzi concorrenziali con quelli in bolletta. Abbiamo individuato in Sicilia il luogo per il progetto pilota e, se le banche ci daranno fiducia, Green 3.0 dovrebbe diventare realtà entro il 2014».

In conclusione, sembra che la fine degli incentivi più che deprimere gli operatori del settore ne abbia stimolato la creatività. Adesso a ostacolare il mercato del fotovoltaico, crisi economica a parte, sembra essere l’incertezza normativa e i messaggi “ostili” da parte dell’Aeeg, che, scoraggiando il credito, non permettono il decollo della vendita diretta di energia rinnovabile. Se tutto questo, alla fine, dovesse “strozzare nella culla” questa potenziale rinascita, allora sì che i miliardi di incentivi che hanno consentito all’energia solare di crescere saranno stati veramente sprecati.

(articolo a cura di Alessandro Codegoni, Qualenergia.it)