Parco fotovoltaico esistente, a Solarexpo le ricette per spremere fino all'ultimo kWh

Nel convegno sull'O&M&P del parco fotovoltaico esistente tenutosi a Solarexpo si è parlato di come prevenire e curare i problemi che possono compromettere la produzione di un impianto e di come massimizzarne la resa. Il know-how italiano.

09/04/2015
Parco fotovoltaico esistente, a Solarexpo le ricette per spremere fino all'ultimo kWh

Da una parte il fotovoltaico italiano guarda avanti, ai nuovi impianti da realizzare senza incentivi e valorizzando l'autoconsumo, come ha dimostrato il vivace dibattito al convegno di apertura di Solarexpo di ieri. Dall'altra il settore si sta concentrando anche su come gestire al meglio l'immenso patrimonio di impianti esistenti.

Lo si capisce dalla massiccia partecipazione che si è avuta oggi al convegno organizzato sull'O&M&P del parco impianti fotovoltaici. Una sola sala infatti non è bastata per contenere l'afflusso degli operatori, venuti per aggiornarsi su monitoraggio delle performance degli impianti, prevenzione dei cali di produzione, interventi correttivi, adeguamenti alle normative e molto altro.

In Italia, stando ai dati RSE presentati al convegno, abbiamo a fine 2014 circa 18,5 GW di potenza fotovoltaica, divisi in circa 650.000 impianti, con oltre il 60% della potenza in installazioni sopra ai 200 kWp. Molti di questi impianti, ai tempi della corsa a installare spinta dagli incentivi generosi ma calanti, sono stati realizzati in fretta. Inoltre nei primi anni del boom si sapeva molto meno sui possibili problemi che possono far calare la produzione.

Per fortuna in questi anni nel nostro Paese si è acquisito un know-how di punta in quanto a operation & maintenance & performance degli impianti. Lo testimonia l'imponente lavoro di ricerca condotto da RSE assieme a vari partner, i cui risultati sono stati presentati dal chair del convegno, Salvatore Guastella.

Il problema più diffuso, scoperto relativamente di recente è emerso dal convegno si chiama PID, potential induction degradation e può ridurre la potenza di un impianto anche del 65%.

In generale, emerge dalle ricerche RSE che il calo delle prestazioni non sembra variare con l'irraggiamento, la taglia o la localizzazione degli impianti, mentre una differenza la fa la tecnologia: i moduli in film sottile, con l'eccezione di quelli al Tellururo di Cadmio, vedono hanno un degrado nettamente più rapido.

Ma le prestazioni di un impianto possono essere compromesse da molti fattori diversi: ombreggiamenti, sporco, problemi agli inverter e altro ancora. Per fortuna i sistemi di diagnosi, anche preventiva oggi sono molto evoluti. Dal monitoraggio, con software appositi, ad esempio, si può capire molto di quello che non va e perfino anticipare guasti che ancora non si sono manifestati, ha mostrato nella sua presentazione sulla manutenzione predittiva Giorgio Belluardo dell'IEA-PVPS.

Non mancano poi altri strumenti per individuare anomalie, a partire dai sopralluoghi con droni dotati di termocamere ealtri sensori, come si è visto in altri interventi. Identificati i problemi poi si può intervenire: anche il PID in alcuni casi può essere risolto.

In Italia è nato un mercato molto evoluto e piuttosto competitivo di servizi di O&M forniti da terzi, come è emerso dagli interventi di vari operatori che hanno parlato di Energy Performance Contract, repowering e ottimizzazione della produzione degli impianti e della sua gestione.

Sembra proprio che ci siano i presupposti perché il gigantesco parco fotovoltaico italiano possa essere sfruttato al meglio, provando a non sprecare neanche un kWh di energia solare.